Cass. Civ. sent. 19 settembre 2016, n. 18280: Sentenza civile – Donazioni
Un diamante non è per sempre!

Durante la convivenza durata diversi anni, Tizio aveva regalato alla propria convivente Caia svariate opere d’arte, tra cui un Picasso del valore di € 600.000,00 ed un diamante da tredici carati. Finita la convivenza, l’uomo aveva chiesto la restituzione di tutti gli oggetti preziosi regalati all’ex convivente e, all’esito del giudizio, il Tribunale di Milano aveva condannato la donna alla sola restituzione di un tavolo intarsiato. Chiaramente insoddisfatto della decisione, Tizio aveva proposto appello, ricevendo in parte ragione. Ed infatti, tra i vari oggetti regalati figurava anche un Picasso del valore di € 600.000,00 ed un anello con un diamante di ben tredici carati.

Orbene, per questi ultimi oggetti, del valore superiore al milione di euro, la Corte d’Appello aveva escluso la natura di “liberalità d’uso”, perché tale dazione aveva comunque comportato un apprezzabile impoverimento del patrimonio del facoltoso donante, che non era riconducibile alle regalie che accompagnano talune occasioni speciali. Pertanto, trattandosi di donazioni vere e proprie, queste erano affette da nullità per mancanza del requisito della forma dell’atto pubblico previsto dall’art. 782 c.c. La Corte di appello, conseguentemente, aveva condannato la convenuta al pagamento in favore dell’attore del controvalore di tali beni, che, nel frattempo, erano stati rivenduti. A quel punto, l’ex convivente proponeva ricorso per Cassazione e l’uomo, a sua volta, svolgeva ricorso incidentale.

Tizia lamentava che la sentenza di appello avesse erroneamente qualificato la dazione del quadro e dell’anello come donazioni, mentre anche quegli oggetti le erano stati semplicemente regalati come liberalità d’uso. Menzionava, a tale scopo, di aver dato una costosa festa in onore del compagno e che il quadro e l’anello le erano stati regalati come ringraziamento per l’evento. Inoltre, ad avviso della donna, la Corte non avrebbe motivato adeguatamente in ordine alla proporzionalità dei doni con il tenore di vita degli interessati e del patrimonio dell’attore che era all’epoca di diverse decine di milioni di Euro. Orbene, secondo la Corte di Cassazione, i giudici d’Appello avevano correttamente motivato la decisione di escludere quei particolari oggetti dal concetto di “liberalità d’uso” di cui all’art. 770, secondo comma, c.c. Ed infatti, i due regali erano “anomali” quanto alla causa (non erano stati fatti in occasioni di festeggiamenti d’uso o di ricorrenze speciali) ed anche il valore era da considerarsi “anomalo” rispetto alle altre donazioni e al patrimonio del donante rapportato al suo tenore di vita.

Corretta, pertanto, era la decisione della Corte di appello di qualificare questa elargizione come donazione di grande valore, non riconducibile al secondo comma dell’art. 770 c.c. La Cassazione specificava infatti che “la liberalità d’uso (non costituente donazione in senso stretto e perciò non soggetta alla forma propria di questa), sussiste quando l’elargizione si uniformi, anche sotto il profilo della proporzionalità, alle condizioni economiche dell’autore dell’atto, agli usi e costumi propri di una determinata occasione, da valutarsi anche in base ai rapporti esistenti fra le parti e alla loro posizione sociale. Tali liberalità trovano fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, e dunque di regola in occasione di quelle festività, ricorrenze, occasioni celebrative che inducono comunemente a elargizioni, soprattutto in considerazione dei legami esistenti tra le parti”. Alla luce di tale motivazione, la Suprema Corte confermava la condanna di Tizia alla restituzione del Picasso del valore di € 600.000,00 e dell’anello con diamante, in quanto non potevano essere considerati un “solito regalo”, trattandosi invece di donazioni vere e proprie, come tali, da considerarsi “nulle per mancanza della forma dell’atto pubblico”.

Cass 19 settembre 2016 n. 18208