donazione indiretta

Corte di Cassazione, Sezione V civile, sentenza 24 giugno 2016, n. 13133: Paga l’imposta di donazione il contribuente che non dichiara nell’atto di compravendita che la provvista deriva da un atto di liberalità indiretta

La sezione tributaria della Corte di Cassazione con la sentenza n. 13133/2016 ha segnato un importante punto di svolta in materia di tassazione delle donazioni eseguite all’interno di un nucleo familiare senza atti formali, come accade nel caso di un semplice bonifico bancario effettuato da padre a figlio volto a fornire la provvista per l’acquisto di un immobile da parte di quest’ultimo (c.d. donazione indiretta).

La vicenda sottoposta all’esame degli ermellini riguardava il caso di due fratelli che, nell’anno 2001, avevano ricevuto dai genitori un assegno circolare da 2,5 miliardi di vecchie lire (versato su un conto cointestato con i figli) finalizzato all’acquisto di due unità immobiliari. Nel 2007, i due fratelli (in qualità di contribuenti) venivano raggiunti da un accertamento dell’Agenzia delle Entrate, con il quale veniva evidenziato lo scostamento tra il reddito dichiarato nell’anno di acquisto dell’immobile e la spesa sostenuta. In sede di contraddittorio relativo al redditometro, i due fratelli chiarivano di aver ricevuto una donazione indiretta dai genitori e di aver utilizzato tale denaro per l’acquisto della casa. Tale giustificazione fu ritenuta più che valida ai fini della rettifica sintetica e dell’archiviazione della pratica. Tuttavia, la “confessione” circa la somma ricevuta, trasferita senza atti formali e senza alcuna registrazione, esponeva i due fratelli all’assoggettamento dell’operazione all’imposta di donazione. La Cassazione chiamata a pronunciarsi sulla vicenda chiarisce due principi in materia: il primo, già conosciuto, che stabilisce che l’imposta di donazione è dovuta in base al regime vigente alla data del trasferimento a titolo gratuito.

I contribuenti (due fratelli figli del donante) contestavano che poiché la donazione, pari a 2,5 miliardi di lire, era avvenuta nel 2001, essa rientrava nella franchigia spettante al tempo dell’accertamento (2007) in linea retta pari ad 1 milione di euro per donatario. La Cassazione invece, partendo dal presupposto per cui il principio impositivo alla base della tassazione si instaura al momento del passaggio del bene/diritto dal donante al donatario e non al momento del suo eventuale accertamento, ha chiarito che il regime impositivo da applicare è quello vigente ad agosto 2001 che prevedeva una franchigia di 350 milioni a donatario e quindi prevedeva, per la donazione in oggetto, il superamento della franchigia da parte di entrambi e l’imponibilità fiscale di buona parte del trasferimento. Più complesso è, invece, il secondo punto di diritto analizzato dalla Corte e cioè l’esenzione dall’imposta di donazione prevista dall’art. 1, comma 4 bis, D. Lgs. n° 346/90 che stabilisce che “l’imposta (di donazione) non si applica nei casi di donazioni o di altre liberalità collegati ad atti concernenti il trasferimento o la costituzione di diritti immobiliari ovvero il trasferimento di aziende, qualora per l’atto sia prevista l’applicazione dell’imposta di registro in misura proporzionale o dell’imposta sul valore aggiunto”.

I contribuenti sostenevano che poiché la donazione stata comunque utilizzata per l’acquisto di un immobile, essa doveva essere esente da imposta di donazione. Ad avviso della Cassazione, invece, la norma richiamata prevede che, per evitare la doppia imposizione, è possibile dichiarare nel contesto di una compravendita di beni immobili che l’approvvigionamento per il pagamento del prezzo è stato concesso da terzi, evitando l’ulteriore tassazione rispetto a quella inerente il trasferimento a titolo oneroso, questo perché nell’ambito di un trasferimento di diritti su immobili o aziende vale il principio di alternatività tra pagamento della tassa di registro o di Iva e quello della donazione indiretta.

Pertanto, se nell’atto di compravendita del bene immobile l’acquirente espressamente dichiara di aver ricevuto il denaro tramite una donazione ai fini dell’acquisto dell’immobile medesimo o anche qualora agli atti di compravendita partecipi il donante stesso (dichiarando espressamente di elargire le somme al fine dell’acquisto dell’immobile) è possibile pagare solo l’imposta di registro o IVA relativa al trasferimento dei diritti sull’immobile nell’ambito della compravendita. Diversamente, come nel caso in esame, senza una espressa dichiarazione in tal senso o senza la presenza del donante agli atti di compravendita, il contribuente è tenuto a versare l’imposta di donazione. Ed infatti, in assenza di espressa dichiarazione, la compravendita risulta essere effettuata con denaro proprio e non derivante da donazione, di conseguenza appare un negozio non collegato a preordinati atti di liberalità. Spetta dunque al contribuente, dichiarandolo espressamente negli atti di compravendita, di consentire all’Amministrazione finanziaria di rilevare e verificare immediatamente l’effettiva sussistenza di presupposti di non imponibilità.

Di conseguenza, la mancata espressa dichiarazione negli atti in oggetto, rende la liberalità indiretta tassabile, ai sensi dell’art. 56 bis, D.lgs n.346/1990.

Cass. civ. Sez. V, Sent., 24 06 2016, n. 13133