Cass. SS. UU., sent. 27-07-2017 n. 18725
Donazione mediante operazione bancaria? Occorre la forma dell’atto pubblico.
A seguito della morte del padre, avvenuta pochi giorni dopo il trasferimento di strumenti finanziari da parte dello stesso, la figlia del de cuius citava in giudizio la beneficiaria di tale trasferimento invocando la nullità del negozio, in quanto privo della forma solenne dell’atto pubblico richiesta ai fini della validità della donazione.

La convenuta si costituiva in giudizio, eccependo che l’attribuzione in questione non richiedeva la forma dell’atto pubblico, in quanto doveva essere considerata in parte quale adempimento dell’obbligazione naturale dettata dal rapporto affettivo che la legava al de cuius (al quale aveva prestato cura e assistenza durante la malattia) ed in parte quale donazione indiretta.

Il Tribunale di Trieste accoglieva la domanda dell’attrice e dichiarava nullo l’atto di liberalità per mancanza della forma dell’atto pubblico. Nel giudizio di secondo grado, la Corte d’Appello accoglieva il gravame proposto in via principale dalla beneficiaria, riconducendo la fattispecie esaminata nell’ambito della donazione indiretta, per la
cui validità non è richiesta la forma dell’atto pubblico. Avverso tale pronuncia, la figlia del de cuius proponeva ricorso in Cassazione.

A questo punto, le Sezioni Unite hanno analizzato il rapporto che sussiste tra il contratto tipico di donazione regolato dall’art. 769 cod. civ. e le cosiddette donazioni indirette (o liberalità atipiche) previste dall’art. 809 c.c. Orbene, l’obbligo della forma dell’atto pubblico sussiste solo per la donazione tipica (escluse le
donazioni di modico valore).

Per la validità delle donazioni indirette, invece, non è richiesta la forma dell’atto pubblico, essendo sufficiente l’osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità.

Nell’esaminare il caso de quo, le Sezioni Unite hanno rilevato che non si può inquadrare nella categoria della donazione indiretta il trasferimento a mezzo banca e per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario, in quanto l’operazione che adempie allo iussum costituisce la funzione esecutiva di un atto negoziale ad esso esterno e che intercorre tra il disponente ed il beneficiario. Dunque, non può trattarsi di una donazione indiretta, bensì si tratta di una donazione tipica ad esecuzione indiretta da considerarsi nulla per difetto della forma dell’atto pubblico.

Per tale ragione, le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio di diritto: “Il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l’esecuzione di un ordine di bancogiro impartito dal disponente non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta. Ne consegue che la stabilità dell’attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell’atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l’ipotesi della donazione di modico valore”.

Pertanto, nel caso in cui il donante muoia dopo l’operazione e la donazione venga dichiarata nulla per difetto della forma dell’atto pubblico, gli eredi avranno il diritto di farsi restituire dal donatario la somma ricevuta in donazione, a prescindere dal fatto che la donazione sia, o meno, lesiva dei diritti
di legittima.

Dalla nullità della donazione, infatti, consegue che il bene donato non è mai uscito dalla sfera giuridica del donante e che, quindi, quest’ultimo o i suoi eredi avranno diritto di pretenderne la restituzione.

Cass. SS. UU., sent. 27-07-2017 n. 18725