La questione si colloca nella più vasta problematica della responsabilità aquiliana nei rapporti familiari vista sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali della persona. L’abbandono morale del figlio minore ed il disinteresse verso la sua persona rappresentano, infatti, un illecito cosiddetto endofamiliare che è fonte di risarcimento del danno.

Nel caso in esame la madre in proprio e nell’interesse della figlia minore citava in giudizio il padre per ottenere, tra le altre domande, la condanna di quest’ultimo a corrispondere il risarcimento dei danni subiti dalla minore per l’abbandono morale e materiale della figlia. La madre lamentava, infatti, che il padre si fosse sempre disinteressato della figlia, che non aveva mai incontrato. Sul punto, il padre costituitosi in giudizio osservava di aver tentato di trovare un contatto con la figlia anche attraverso l’intervento della madre e della sorella, pur dovendosi occupare di altra famiglia creata con una diversa donna.
Nel corso del giudizio veniva accertato attraverso l’espletamento di una CTU ed attraverso l’ascolto della minore, che la figura del padre fosse del tutto assente nella vita della figlia, la quale aveva incontrato il padre non più di cinque volte.
Il Tribunale di Cassino accoglieva quindi la domanda della madre al risarcimento del danno da abbandono, condannando il padre a versare la somma di € 52.000,00 determinata in via equitativa.

Sul punto, il Giudice di merito rilevava come il disinteresse mostrato dal padre nei confronti della figlia comporti la violazione degli obblighi di assistenza familiare costituiti dai doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole, doveri che sorgono in capo ai genitori dal momento della nascita dei figli.
Tale disinteresse determina, peraltro, la lesione di diritti della prole e della persona costituzionalmente protetti – in particolare artt. 2 e 30 – che nascono dal rapporto di filiazione e che devono trovare un elevato grado di tutela.

Il Tribunale osservava come la violazione di tali norme non possa trovare sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, bensì possa integrare gli estremi dell’illecito civile, consentendo di esperire una autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ex art. 2059 c.c. subiti dalla minore per effetto dall’abbandono. Ne consegue la risarcibilità del pregiudizio di natura non patrimoniale, quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona.
Circa il danno, il Giudice di prime cure sottolineava che l’assenza della figura paterna, soprattutto nella fase della crescita, incide negativamente sull’intero processo di sviluppo e di maturazione psicologica della personalità dell’individuo (come accertato peraltro dalla esperita CTU). Tale fatto ha generato una responsabilità civile endofamiliare, la cui prova, secondo il Tribunale di Cassino, può essere offerta anche sulla base di soli elementi presuntivi.

Sentenza Tribunale di Cassino 15.06.2016