L’emergenza sanitaria legata al rapido diffondersi del Covid-19 è diventata ormai globale, come certificato dalla stessa O.M.S. che ne ha dichiarato la natura pandemica.

Simile scenario ha posto le imprese italiane di fronte alla necessità di gestire le inevitabili ripercussioni che il virus produce nella gestione dei rapporti commerciali, in particolare, in relazione alla capacità/incapacità di ciascun contraente di adempiere alle obbligazioni assunte.

In parziale risposta alle nascenti patologie dei rapporti contrattuali, il Decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 ha previsto che, in caso di ritardo o di omesso adempimento, l’impresa appaltatrice potrà sempre invocare l’impossibilità della prestazione (con conseguente esclusione di responsabilità), a patto che tale impossibilità sia conseguenza diretta dell’attuazione delle misure governative (c.d. factum principis) volte al contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Infatti, l’art. 91 del Decreto Cura Italia – rubricato “Disposizioni in materia di ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici” – emendando il precedente Decreto Legge n. 6 del 23/02/2020, ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di deroghe in materia di appalti pubblici.

Tale norma va, dunque, letta quale forma di supporto alle imprese che si trovino in evidente difficoltà nell’adempiere alle obbligazioni assunte.

In particolare, il primo comma dell’art. 91 prevede che: “All’articolo 3 del decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, dopo il comma 6, è inserito il seguente: “6-bis. Il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”.

Per chiarire la portata di tale novità, si rammenta che l’art. 1218 c.c. prevede che “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.”

L’art. 1223 c.c., invece, disciplina il risarcimento del danno cui è tenuto il debitore in conseguenza dell’inadempimento o del ritardo nell’adempimento.

Dalla lettura combinata delle norme citate si desume chiaramente che, prima del Decreto Cura Italia, il ritardo o l’inadempimento del debitore – nel caso che ci occupa, l’impresa appaltatrice – determinava la responsabilità della stessa e, quindi, la possibilità per l’altro contraente di ottenere il risarcimento del danno (ma anche la risoluzione del contratto), a meno che l’impresa non fosse riuscita a provare che il ritardo o l’inadempimento derivassero da causa a lui non imputabile.

Ora invece, come già anticipato, l’impresa appaltatrice può andare esente da responsabilità in caso di ritardo o inadempimento, qualora la prestazione sia divenuta impossibile in conseguenza dell’attuazione delle misure governative emanate per fronteggiare l’emergenza sanitaria.

Sulla stessa scorta, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha condiviso e firmato con Anas S.p.A., RFI, ANCE, Feneal Uil, Filca – CISL e Fillea CGIL il c.d. “Protocollo Condiviso di Regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nei cantieri edili” che, nell’ultima parte, contiene una vera e propria tipizzazione dei casi di esclusione della responsabilità per le imprese, anche in relazione a decadenze o penali, conseguenti a ritardi o inadempimenti.

A titolo esemplificativo, richiamando il contenuto del citato art. 91 del Decreto Cura Italia, è previsto che:

– in mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale (guanti, occhiali, tute, cuffie, etc.), le lavorazioni dovranno essere sospese con il ricorso, se necessario, alla Cassa Integrazione Ordinaria (C.I.G.O.) ai sensi del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, per il tempo strettamente necessario al reperimento degli stessi;

– nel caso in cui l’accesso agli spazi comuni (ad esempio, la mensa o gli spogliatoi) non possa essere contingentato con la previsione di una ventilazione continua dei locali o di un tempo ridotto di sosta all’interno degli stessi, l’attività deve essere sospesa;

– nel caso in cui si accerti che un lavoratore sia stato contagiato, è necessaria la sospensione dei lavori con conseguente messa in quarantena di tutti i lavoratori venuti a contatto con il primo, senza possibilità di una riorganizzazione del cantiere e del cronoprogramma delle lavorazioni.

In conclusione, l’art. 91 del Decreto Cura Italia ha senza dubbio il merito di attribuire espressa rilevanza – ai fini dell’esclusione delle responsabilità per inadempimento – alle misure di contenimento adottate dal Governo, la cui attuazione rende spesso impossibile l’esecuzione della prestazione dedotta nel contratto.

Tuttavia, occorre chiarire che tale norma non prevede un’automatica esclusione delle responsabilità risarcitorie conseguenti all’inadempimento: essa si ferma prima, stabilendo che tali responsabilità vadano comunque valutate alla luce delle misure di contenimento di cui al Decreto Cura Italia e, dunque, alla luce degli atti governativi che hanno, di fatto, impedito al debitore di eseguire la propria prestazione, indipendentemente dalla sua volontà.

Conseguentemente, anche le penali legate al ritardo non operano più automaticamente, ma dovranno essere anch’esse valutate alla luce dei succitati atti governativi.

 

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